Epstein e Gates, amici per le palle

testo: angelo terra , voce : Phil “the whale whisperer”

Nel maggio del 2020 l’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte ha donato 140 milioni di euro per lo sviluppo dei vaccini e ha dichiarato di voler ancora aumentare il contributo italiano verso il gruppo GAVI, cioè direttamente verso Bill Gates che lo controlla. Oggi l’Italia rappresenta il quarto donatore mondiale di Gavi dopo aver versato un totale di un miliardo e 150 milioni di dollari.

Vogliamo quindi chiarire qualche aspetto ancora oscuro di questa operazione acchiappavaccini così importante per le finanze del nostro Paese e per le strategie sanitarie mondiali, partendo da un dato di fatto: questa grande fiducia nel magnate americano viene finanziata con i soldi dei contribuenti italiani, non è Giuseppe Conte a pagare di tasca propria. E dopo Conte, come si sa, Draghi ha continuato la missione vaccinale del tutto e per tutto, con contratti milionari e con tanto di esercito e check-point generalizzati, in puro stile israeliano.

A tal proposito ci sembra utile verificare il background dei protagonisti dell’era covidiana perché alcune scelte fatte in loro favore sono definitive. Ci ricordiamo di gigantesche frodi a danno della collettività nel recente passato. Vedi, per l’Italia, il caso del vaccino contro l’epatite B reso obbligatorio grazie ad una tangente di Glaxo Smith Klein a De Lorenzo e Poggiolini nel ‘91. Questo vaccino è poi rimasto obbligatorio, e c’è il pericolo che questo fenomeno si ripeta oggi col vaccino anti-Covid.

Quante misure liberticide e assurde che sembrano state create ad hoc per l’emergenza coronavirus, resteranno di fatto anche dopo che il cosiddetto pericolo pandemico sarà superato?

Non si può però escludere che la maggior parte di queste misure abbia un’altra finalità rispetto a quella annunciata dal governo, dal momento che la realtà sociale post virus vede un incremento dei grandi capitali e una depressione di tutti gli altri, dall’imprenditore edile all’operaio proletario.

È lecito quindi porsi la seguente domanda: non sarà forse che fin dal principio, a differenza di quanto suggeriscano le istanze governative, tale gestione della crisi abbia condizionato l’ampliamento della suddetta anziché rappresentare una semplice reazione al fenomeno pandemico?

A causa del coronavirus, alcuni si sono svegliati in un altro mondo, altri invece vedono confermati i dubbi sul mondo di partenza. Ne sono un esempio i cosiddetti complottisti: per loro non si tratta più di un gioco per internauti, ma di una lotta per la sopravvivenza rispetto ad uno Stato che è entrato con violenza nella loro vita attraverso misure autoritarie di controllo di massa e forti restrizioni delle libertà individuali, tra cui la libertà di espressione, boicottata in modo scientifico dalle grandi piattaforme social.

Arresti domiciliari, pressione poliziesca, controlli illegali, sequestri di persona, TSO punitivi e persino TSO permanenti. Lo sono le mascherine, per esempio, spacciate come dispositivo di protezione individuale nonostante accorcino il fiato e compromettano una corretta ossigenazione nel giro di appena qualche minuto.

Siamo oggi alle prese con un nemico visibile che fa di tutto per spostare l’attenzione verso un nemico invisibile, che ci vuole in guerra contro un fantasma mentre produce danni reali nel quotidiano, lacerando il tessuto sociale e disgregando i cittadini sia fisicamente che spiritualmente.

Nonostante lo sforzo, la comunicazione governativa non può però nascondere la manipolazione dei dati ufficiali, mentre l’imposizione di presupposti scientifici completamente infondati o inventati evidenzia sempre più le loro impossibilità logiche.

Per aumentare la confusione e poter stabilire un nuovo ordine al caos della nostra mente, ecco venire in soccorso il mainstream stesso a fornirci versioni contraddittorie sull’origine del virus.

Per fare un esempio, la storia del laboratorio cinese che avrebbe fatto fugare il virus, è un diversivo studiato a tavolino. Il laboratorio in questione non è in realtà nemmeno cinese: si tratta invece di un istituto franco-americano legato a inserm, istituto pasteur, fondazione merieux, fondazione rothschtchild e con lauti finanziamenti americani, semplicemente domiciliato in Cina.

Nel direttivo del laboratorio troviamo Yves Levi, presidente dell’INSERM, compagno dell’ex ministro della salute francese Agnès Busyn, responsabile di una martellante campagna di vaccinazione obbligatoria, e che ha di fatto catalogato l’idrossiclorochina come veleno togliendola dalla disponibilità dei medici di famiglia, mentre il remdesivir che ERA un veleno incontrava contratti miliardari.

Quando si è saputo che il dottor Didier Raoult la usava a Marsiglia per curare i pazienti interessati dal protocollo covid-19, il sistema vaccinista ha reagito scatenando contro di lui un vero linciaggio mediatico. In sostanza, l’idrossiclorochina sarebbe un concorrente economico del vaccino poichè usata per prevenire e curare sintomi influenzali gravi a poco prezzo. Ricordate il famoso studio che Lancet pubblicò per dimostrarne la pericolosità? Bene, 3 dei suoi 4 autori si sono subito defilati perché non potevano risolvere un problema di fondo: ovvero, i dati di partenza non venivano da una seria analisi statistica ma erano stati inventati di sana pianta da una società fantasma chiamata Surgisphere.   

Veniamo dunque a Bill Gates, il soggetto di questo contributo.

Si parla tanto delle sue relazioni filantropiche, industriali e politiche ma un po’ meno dei suoi eventuali controllori e manovratori, sebbene a guardarlo agitarsi e appassionarsi con la sua flebile voce rauca, non sembri un leader quanto piuttosto un impiegato pauroso, scrupoloso e pieno di zelo. Come se su di lui pesasse una minaccia terribile e inqualificabile.

Vedremo invece che è possibile qualificarla.

Bill Gates, il 2° imprenditore più ricco del mondo, non è mai stato un self-made man. Nasce a Seattle da una ricca famiglia operante nelle banche, nella finanza speculativa e nella filantropia d’affari, molto vicina ai Rockefeller così come lo sarà Bill stesso già dall’inizio degli anni ‘90 quand’era studente ad Harvard (quest’ultima rappresenta da sempre un eccellente campo di addestramento per l’élite illuminata statunitense).

All’epoca il suo migliore amico è Paul Allen, un imprenditore informatico seguito dall’inseparabile avvocato Allen Israel, personaggio che si è occupato di gestire la fortuna di Allen anche dopo la sua morte nel 2018. Pensate un po’ la coincidenza: il sionista Allen Israel che fa da tutore al sionista Paul Allen, primo consigliere di Bill Gates, praticamente un sigillo di sicurezza già a inizio carriera. Fin quasi dalla culla, Gates viene blindato strettamente dalla comunità ebraica.

Per di più, Gates entra in Microsoft grazie a Steve Ballmer, imprenditore ebreo, legato a Israele da costanti rapporti con personalità di spicco nel panorama economico locale. Tra le altre cose Ballmer aveva sostenuto IBM contro Apple. Gates e Ballmer hanno stretto amicizia tra i banchi di Harvard nel 1970 e hanno collaborato fino al 2014, ovvero si sono frequentati per 44 anni.

IBM, quindi, è fautore delle origini di Microsoft (ricordiamo senza entrare nel dettaglio, che IBM uguale CIA e CIA uguale filiale americana del Mossad) dato che la stessa aiutò la famiglia Gates a sviluppare il sistema MS-DOS su richiesta della madre di Bill, mentre il padre, avvocato ed ex militare americano, diventa magnate del sistema universitario e primo responsabile della neonata Microsoft nel 1975.

I Gates sono anche una nota famiglia di eugenisti, che ha collaborato con il regime nazista attraverso i legami con l’esercito e l’implementazione dei primi sistemi IBM, conosciuti per il loro ruolo nella gestione dei campi di concentramento.

Anche Bill, infatti, è un Eugenista quando dichiara che considera necessario un certo depopolamento, e diventa parallelamente un santo protettore quando considera necessario il trattamento vaccinale per 7 miliardi di persone al fine di strapparle dalle fauci di innumerevoli nuove malattie (profeticamente previste con largo anticipo alla stregua di un oracolo).

Andiamo quindi a vedere come questo stinco di satana (non di santo, come si vedrà) è arrivato ai vertici della governance mondiale.

Per via degli inevitabili processi a Microsoft, società che ha rubato più di quanto non abbia prodotto nel settore dell’informatica, anche in violazione di qualunque norma sul monopolio e la concorrenza, Gates non trova altro modo per evitare sanzioni e tasse che quello di svestire i panni di investitore privato per darsi alla filantropia internazionale.

Dotato di una colossale fortuna e di credito bancario praticamente illimitato, Gates si erge negli anni a vero e proprio dirigente di Paesi poveri, influenzando profondamente la loro politica interna.

Egli investe in biotecnologia – con Monsanto – OGM, vaccini, eutanasia, microchip e criptovaluta integrata al corpo umano e svariate altre imprese.

La fondazione adotta i nomi di Bill e Melinda, perchè per l’opinione pubblica la presenza femminile è rassicurante in un contesto di raccolta di fondi, ma Melinda serve solo da rappresentanza: alle sue spalle c’è Warren Buffet, primo allievo e seguace del finanziere ebreo Benjamin Graham.

Buffet controlla una miriade di società per azioni, di cui segue una lista non esaustiva:

Berkshire Hathaway con sede in Nebraska, GEICO società di assicurazioni, e poi udite bene:

  • Duracell, 
  • Dairy Queen, 
  • BNSF, 
  • Lubrizol, 
  • Fruit of the Loom, 
  • Helzberg Diamonds, 
  • Long & Foster, 
  • FlightSafety International,
  • Pampered Chef, 
  • Forest River
  • NetJets 
  • Pilot Flying J
  • Ma anche:
  • Kraft e Heinz
  • American Express
  • Wells Fargo
  • The Coca-Cola Company 
  • Bank of America
  • Goldman Sachs
  • Apple
  • United Airlines
  • Delta Air Lines
  • Southwest Airlines 
  • American Airlines.

Ecco, questa è solo una parte delle società controllate dal CONTROLLORE di Gates, Warren Buffet.

La fondazione Gates in apparenza non fa doni diretti ma alimenta un fondo d’investimenti e come trust investe nelle più grandi società, facendo aumentare le proprie azioni in borsa, partecipando ai benefici realizzati dagli azionari che fanno poi donazioni per società scelte.

Bill e Melinda fanno fruttare i soldi in borsa e investono sulle multinazionali – anche nell’industria delle armi – o nelle compagnie petrolifere come Shell, Total e altre imprese energetiche. Gates è ormai già largamente presente anche nel settore dell’agricoltura intensiva.   

Un giornalista indipendente, tale Lionel Astruc ha stimato che Bill Gates evade più tasse di quanti soldi non doni con la sua fondazione.

Doni vanno anche verso l’UNICEF, il Rotary Club International (sicuramente non l’ultima ruota del carro massonico), alla società Bird (che si occupa di sviluppo rurale) e a GAVI, tutte compagini da sempre impegnate a portare i vaccini ovunque nel mondo, soprattutto nel terzo.

Gates fa colossali donazioni alla fondazione Clinton, è il primo finanziatore dell’OMS e dell’università John Hopkins (che pratica tra le altre cose vivisezione ed esperimenti sugli umani). Come è noto, queste due istituzioni sono fortemente influenti e sono i principali responsabili della versione ufficiale sull’emergenza Covid.

Soldi a pioggia, quindi, sulle case farmaceutiche e relativi laboratori di ricerca, soprattutto verso i più compromessi.

Per esempio, nonostante Johnson & Johnson sia stata travolta dallo scandalo degli oppioidi durante la metà degli anni ‘90 (cioè quando vendeva liberamente prodotti dalla tossicità ben dimostrata), ecco che anche lei trova il mega finanziamento di Bill Gates il quale, attraverso MasterCard e l’imprenditore ebreo Marc Zuckerberg, la incoraggiano a sviluppare un vaccino anti-covid. La pluricondannata Johnson & Johnson, assieme alla pluricondannata Pfizer, concorrenti ma finanziate dalle stesse borse, proprio come la neonata Moderna, che da un giorno all’altro si trova a poter gestire un colossale apparato produttivo. Competenze tecnologiche da vaccino che spuntano come funghi sul terreno delle grandi banche d’affari.

(tra parentesi il nostro Massimo Scaccabarozzi, pesce «medio piccolo» della rete Gates, Amministratore delegato di Johnson & johnson , attuale presidente di farmindustria e membro del Rotary Club, prevede una campagna vaccinale a tappeto su tutta l’Africa oltre alla costruzione di numerosi hub, centri di studio per l’aids e università scientifiche.)

Gates è tentacolare nel suo modo di toccare tutti i settori del mercato pandemico, tanto che con l’imprenditore ebreo George Soros, spende 41 milioni di dollari per acquisire Mologic, il primo produttore inglese di test farlocco PCR.

Eccoci ora al ruolo di Epstein, la cui influenza su Gates e altre figure chiave dello scenario pandemico, è stata sapientemente celata o almeno camuffata da tutti i maggiori mainstream, e come vedremo, a ragion veduta, perché trattasi di un personaggio davvero scomodo.

Nasce nel 1953 a New York in una famiglia ebrea di classe media e istruito nelle scuole pubbliche locali fino al 1974, quando, non ancora diplomato, falsifica il suo Curriculum e ottiene un posto da insegnante in un istituto chiamato Dalton School, dove dà lezioni di fisica e matematica e dove incontra l’uomo d’affari ebreo e ultrasionista Alan Greenberg, un donatore seriale dello stato israeliano e contributore principale della United Jewish Appeal che gestisce colossali flussi di denaro dagli USA a Israele.

Greenberg è dirigente nella banca d’affari Bear Stearns e offre un posto ad Epstein, prima come semplice trader e appena quattro anni dopo come Limited Partner, ovvero quasi un associato d’affari, dotato per di più di un importante portafoglio.

In questi anni comincia anche quella che gli stessi interessati – l’avvocato ebreo ultrasionista Allan Derschowitz e Jeffrey Epstein – definiscono una «close academic friendship». Derschowitz diventerà il suo avvocato e avrà un ruolo fondamentale nelle sue vicende personali e giudiziarie.

Nel 1981 Epstein fonda la Intercontinental Assets Group, una società di consulting che non tarda ad attirare clienti molto ricchi. Collabora con Steven Hoffenberg, finanziere della comunità ebraica, col quale elabora una strategia di recupero d’imprese in difficoltà, un’operazione questa che finirà in una maxi frode fiscale di 475 milioni di dollari, definita come schema di Ponzi: tale schema consiste nel remunerare i primi clienti di un fondo d’investimenti con i soldi dei nuovi clienti, un sistema piramidale fraudolento usato largamente anche dall’ex finanziere ebreo Bernard Madoff fino al crollo del suo impero nel 2008.   

1986 primo incontro con l’imprenditore Leslie Wexner, anche lui ebreo.

Nel 1991 Epstein fonda una società di management finanziario e ottiene il posto di consulente responsabile nell’impero economico di Wexner. Costui è proprietario di Victoria’s secrets, Abercrombie & Fitch e altri retailer di moda. Epstein si rivela per lui utilissimo perché ben preparato sul funzionamento dei paradisi fiscali, e avrà finalmente accesso ad una serie di eventi mondani dove arruolare modelle ed ampliare la sua cerchia di conoscenze eccellenti.

Durante il suo servizio a Wexner, però, Epstein si adopererà a sottrargli almeno 46 milioni di dollari, dato che Wexner gli concedeva il diritto di firmare i contratti e gli assegni a nome suo. Sembra che Epstein si sia spesso vantato coi suoi amici che poteva addirittura controllare le emozioni dì Wexner e fargli fare ciò che voleva.

Dal 2002 al 2004 fa donazioni a varie università e fondazioni scientifiche, tra cui Heterodox Science che ha tra i suoi membri onorari l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, il quale visiterà spesso Epstein a New York in compagnia di tante giovani ragazze. Epstein conosceva personalmente anche un altro fresco ex-premier israeliano, nientepopodimeno che Benjamin Netanyahu. Ricordiamoci anche che l’avvocato Allan Dershowitz è una conoscenza stretta sia di Netanyahu che di Barak.

Nel 2005 arriva l’accusa di molestie da parte di una ragazzina di appena 14 anni, che sarebbe stata abusata nella proprietà di Palm Beach dove, accompagnata da una compagna di liceo, avrebbe in teoria dovuto offrire solo un massaggio in cambio di soldi. Rivelatasi presto a tutte le partecipanti come una primaria strategia di adescamento, in cui il massaggio costituiva soltanto il preludio dell’inevitabile relazione violenta; unica relazione di cui Epstein, secondo le parole delle sue prede, sembrava essere capace.

Dalle indagini su questo complessato predatore sessuale, tra i più attivi degli Stati Uniti in quell’epoca, sono trapelati i certificati digitali e i registri di volo del Lolita express, l’aereo personale di Epstein, Essi contano vari ospiti, molto attivi nella scena pedo-criminale americana, tra cui: bill clinton (ben 26 volte in volo con lui), l’avvocato alan dershovitz, naomi campbell, il principe andrea d’inghilterra, woody allen, steven pinker ( altro prof di harvard), harvey weinstein eccetera eccetera.

Gli ospiti, sempre scortati da ragazze, soggiornavano con Epstein sia nella sua dimora di Palm beach, sia a New York, nel New Mexico o nelle famose Virgin Islands. Dettaglio non da poco, Epstein possedeva un’isola privata a Saint James, di sua esclusiva proprietà, ubicata ad un miglio dall’isola Saint Thomas, che era la più vicina a disporre di un aeroporto e di una caserma di polizia. Con il suo elicottero, Epstein trasportava i suoi ospiti da un’isola all’altra nella più totale discrezione. Tra di essi erano presenti numerosi minori e non si capisce per quale motivo potessero circolare liberamente in aeroporto, alla bella vista del personale di Saint Thomas, praticamente a braccetto con alcuni fra i personaggi più influenti del pianeta.

Succede però che una ragazza americana di 31 anni decide di uscire allo scoperto, si arma di avvocati e denuncia tutto. All’epoca dei fatti aveva 17 anni, quando fu usata come sorta di schiava sessuale per Epstein e poi per il principe Andrew d’Inghilterra. Inizia ad aprirsi una breccia giudiziaria che metterà ogni giorno più in evidenza la dimensione internazionale dei traffici sessuali, con diramazioni importanti soprattutto in Francia grazie a Jean Luc Brunel, agente di moda e proprietario di agenzie di top model. In pratica una filiale europea di prostituzione minorile per ultraricchi.

Nell’ottobre del 2005, visto il fioccare di testimonianze di abusi sessuali e lenocinio (sfruttamento della prostituzione), gli investigatori effettuano una perquisizione nella sua residenza principale.

Intanto continuano gli affari: il miliardario ebreo Mort Zuckerman, magnate dei media, imprenditore edile e ovviamente filantropo, partecipa con Epstein ad un finanziamento di 25 milioni di dollari per la rivista di cultura pop Radar magazine.

L’anno seguente la polizia accusa infine Epstein di atti di sesso illecito con minorenni. Il procuratore di stato Barry Krischer porta il caso all’attenzione di un gran giurì di Palm Beach, che grazierà però  Epstein riducendo la causa ad una semplice accusa di induzione alla prostituzione, e ignorando la maggioranza delle accuse di abusi, portate ancora una volta da ragazze in gran parte minorenni.

Ancora: durante il 2006, sotto copertura di un servizio di massaggi che ormai è diventato quotidiano e di una clientela eccellente sempre in crescita, Epstein registra tutto ciò che succedeva in tutte le stanze della sua dimora, e cioè i rapporti sessuali tra le sue call girls e alcune persone influenti, da cui innescare o disinnescare qualsiasi eventuale ricatto o estorsione. Si parla, in americano, di blackmail, termine che indica l’obbligo per una persona politicamente influente, di realizzare l’agenda consigliata o imposta da altri, per evitare ritorsioni sulla propria immagine.

Nel bel mezzo di questa sfrenata attività produttiva per Epstein e per i servizi segreti israeliani, primi destinatari del materiale video raccolto, nel luglio del 2006, l’FBI riprende il caso di pedocriminalità aprendo un’investigazione federale sulle accuse di violenza che emergevano via via dalla Florida, da New York e dal resto degli Stati Uniti.

Un importante punto di svolta avviene nel 2007, quando gli avvocati di Epstein, tra cui Allan Deschowitz, iniziano una negoziazione con il procuratore di Miami, Alexander Acosta, per convincerlo ad accettare un patteggiamento vantaggioso per il loro cliente. In effetti, nel giugno del 2008 Epstein si presenta a processo in Florida dove si dichiara colpevole di induzione alla prostituzione di una minorenne ma nega di aver abusato o di aver avuto rapporti sessuali con minori.

Anzi, in questo accordo riservato, le vittime vengono definite né più e nè meno “under age prostitutes”.

Epstein viene condannato quindi a 18 mesi di prigione e un anno di servizi sociali e viene definitivamente registrato come sex offender (aggressore sessuale) ottenendo però l’immunità da tutte le accuse federali.

Si parla quindi di Immunity agreement per lui e anche per le sue più strette collaboratrici, ovvero quelle che lo aiutavano ad adescare le minori.

Viene previsto un mega compenso finanziario per le vittime, ma questa volta Epstein evita le sanzioni più gravi previste per stupro e abuso sui minori.

Di pari passo con il surriscaldamento della sua situazione giudiziaria, l’immagine già incandescente di Epstein, viene, per quanto possibile, protetta dai servizi segreti contro una temutissima sovraesposizione mediatica. Da una parte cominciano a fioccare minacce e intimidazioni verso i giornalisti più vicini al caso, dall’altra le prime vittime che hanno testimoniato vengono spiate, pedinate e minacciate in tutti i modi.

Venuti a conoscenza dell’accordo che prevedeva una così breve pena carceraria, i legali delle vittime coordinati da Bradley Edwards emettono una petizione urgente per contestarne le modalità e la segretezza, visto che i suoi termini non erano stati rivelati e le vittime non erano state né informate né consultate.

Al contrario, nell’ottobre 2008, durante la sua detenzione, Epstein fa praticamente ciò che gli pare, incluso trascorrere 12 ore di seguito nella sua residenza di Palm Beach dove poteva ricevere pubblico e persino continuare l’attività di sfruttamento della prostituzione minorile. Inoltre, è obbligato a dormire in cella, ma con tutti i comfort, in un settore isolato e lussuoso del complesso carcerario, dove i guardiani fanno di tutto per metterlo a suo agio e evidentemente non riescono a sorvegliare tutti i suoi spostamenti perché l’irrefrenabile Epstein ama nascondersi nel bagagliaio dell’auto di qualche ospite o del suo avvocato, sottraendosi così all’obbligo di sorveglianza giornaliera.

Interrogato ancora nel 2009, ogni volta che si trova in imbarazzo, interrompe la deposizione facendo largo uso del 5° emendamento. Ad ogni modo, è costretto suo malgrado ad ascoltare in aula alcuni dettagli della sua attività sessuale – mai povera di testimoni – tra cui quello fatto dall’avvocato in riferimento al cosiddetto EGG SHAPED PENIS, ovvero glande a forma di uovo. Riteniamo utile soffermarci su questo volgare particolare anatomico per una mera intuizione psicologica sulla natura delle pulsioni violente dell’accusato.  

Circonciso, descritto come largo alla base e molto stretto verso la testa del pene che aveva forma ovale. La difformità anatomica per un predatore sessuale rappresenta un elemento che spiega in parte il desiderio, confermato dalla maggioranza delle testimoni, di umiliare la vittima e aggiungere mortificazione all’impulso di difesa che questa gli opponeva. Un’accusatrice che aveva 21 anni all’epoca dei fatti ricorda come Epstein fosse imbarazzato dalla forma singolare del suo pene, per questo tendeva a nasconderlo fino a farne effettivamente uso nell’assalto carnale. Senza soffermarci oltre sull’importanza di questo aspetto psicologico, teniamo presente che senza un forte complesso o trauma derivante dalla sua anatomia, Epstein non sarebbe probabilmente stato uno dei più furiosi psicopatici della storia d’America.

Tornando alla cronologia, nel luglio 2009 si ritrova già scarcerato dalla prigione di lusso senza aver passato un solo giorno nelle ben meno ovattate prigioni federali.

Non fa in tempo a tornarsene a casa che subito l’imprenditore ebreo Leon Black, CEO di Apollo management, gli presta 153 milioni di dollari in contratti di consulenza, che si scopriranno essere soldi della CIA. La società infatti altro non è che una banda di traders specializzata in frodi internazionali, molto forte a Wall Street. Ovviamente, non è dato sapere il motivo per cui la CIA avesse questa urgenza di alimentare il portafogli di un ex galeotto fresco fresco…

Novembre 2011 – Epstein viene schedato come predatore sessuale anche a New York

Passiamo al periodo 2011-2013

Epstein viene presentato a Bill Gates da persone di alto profilo attraverso la relazione che i due uomini avevano con Melanie Walker, titolare di un ruolo di primordine nella Banca Mondiale dopo aver lavorato sia per la fondazione Gates sia come consulente scientifico a libro paga di Epstein (nonostante si fosse appena laureata alla facoltà di medicina in Texas). D’altro canto, il marito di lei, Steven Sinofsky, lavorava già per Gates e diventerà infatti presidente della divisione Windows di Microsoft. Considerato il padre di Windows 8, Sinofsky resterà al servizio di Gates fino al 2012.

Nel Gennaio 2015 Virginia Roberts lo accusa di aver abusato di lei e di averla ceduta come schiava sessuale a diversi clienti quando era ancora minorenne. Un giudice federale blocca la sua denuncia ed Epstein si salva di nuovo dalla prigione.

16 febbraio 2017 – L’allora presidente Donald Trump annuncia la nomina di Alexander Acosta come Secretary of Labour, ovvero ministro del lavoro. Nomina spontanea o pilotata dai servizi segreti? Oppure suggerita dalla rete pedofila internazionale? Trump non ha mai smentito di aver incontrato varie volte Epstein e Maxwell e non poteva smentirlo perché ci sono i video e le foto che li ritraggono insieme in vari periodi della loro saga criminale. Trump era suo vicino di casa a Palm beach, lo conosceva da 15 anni come dichiarato da Trump medesimo nel 2002.

Nel ‘92 sono stati filmati insieme durante una festa privata mentre scherzavano sul fisico delle ragazze presenti in sala, invitate, almeno ufficialmente, per un calendario. Trump avrebbe presenziato ad alcune cene e ad almeno 5 feste nella residenza di Epstein, trovandole curiosamente sempre piene di ragazzine. Epstein si sarebbe addirittura vantato per anni di aver presentato a Trump l’attuale moglie Melania.

Febbraio 2019 – Un giudice stabilisce che Alexander Acosta ha violato il diritto di difesa delle vittime di Epstein quando concedette l’accordo segreto che gli evitò il carcere duro e mise precocemente fine al processo del 2008.

Le cause contro di lui intanto si accumulano, gli investigatori cercano di contattare un totale di 80 donne abusate dalla banda di Epstein, tra cui molte già morte di overdose o sparite nel nulla.

Nel luglio del 2019 viene quindi nuovamente arrestato e mandato in carcere dove, neanche un mese dopo, è ritrovato morto strangolato, in quello che le autorità riconoscono subito come un suicidio. Tre ipotesi sono però da prendere in esame:

La prima – Epstein si è effettivamente dato la morte in cella, un’ipotesi possibile ma improbabile, perché c’è un buco di 8 ore nella sua sorveglianza, nonostante Epstein fosse in regime carcerario speciale anche per aver già tentato un suicidio nel luglio 2019, quindi confinato in un ambiente la cui configurazione era specialmente studiata per impedire il suicidio. I registri delle guardie carcerarie in questo caso sono stati falsificati, le camere di sorveglianza non hanno funzionato e persino le immagini del suo primo tentato suicidio sono sparite, cancellate, secondo il direttore del penitenziario, a causa di un errore informatico.

La seconda – E’ stato ucciso per evitare che parlasse in tribunale. Seppur logicamente possibile, questa ipotesi presenta due problemi. I servizi segreti sono gli unici a potersi occupare di una simile missione ed Epstein era di fatto sotto la loro protezione, inoltre l’unica foto del cadavere fornita dai media dove i tratti somatici siano sufficientemente riconoscibili, è chiaramente falsa, non si tratta della stessa persona.

Ipotesi 3 – E’ stato esfiltrato dai servizi segreti e il suo dossier di morte è stato falsificato integralmente. Questa ci sembra la più probabile tenuto conto di tutte le falle dei sistemi di sicurezza avvenute contemporaneamente, che sembrano volute per impedire di verificare un eventuale suicidio e che rendono quindi necessaria la fabbricazione di false immagini dall’obitorio.

In ogni caso la sua scomparsa impedisce alle vittime di apparire a processo per testimoniare degli abusi subiti e confrontarlo in tribunale. L’argomento pedocriminalità sarà di conseguenza meno mediatizzato e soprattutto privato di importanti dettagli che avrebbero favorito l’estensione dell’inchiesta proteggendo quindi una rete pedofila ramificata anche in Europa attraverso la Francia.

Facciamo ora un passo indietro per capire il ruolo strategico di Epstein nel governo occulto americano, quello che influenza tutte le dinamiche sociali, dalle politiche di guerra fino alla scelta della cravatta per le apparizioni pubbliche dei vari presidenti.

Torniamo quindi al ‘91 con la morte di Robert Maxwell, che era un magnate della stampa inglese, un personaggio molto influente a livello internazionale, editore anche di stampa scientifica, rivelatasi un vero affare dato che i laboratori cominciavano a pagare per essere pubblicati dalle riviste scientifiche. Secondo alcuni analisti, Maxwell sarebbe un agente triplo MI6 + KGB + Mossad, un ruolo talmente delicato che Maxwell finisce ammazzato. Muore nel suo yatch da 20milioni di dollari, durante un misterioso summit di trafficanti d’armi. Sul suo cadavere ci sarebbero tracce di strangolamento, probabilmente un’esecuzione nel corso di una faida tra servizi segreti, tra cui gli inglesi e gli israeliani.

Nonostante un buco contabile di 460 milioni di dollari, Epstein si impossessa di ciò che resta della sua fortuna attraverso la figlia Ghislaine Maxwell, che diventa ormai un’inseparabile compagna di avventure. Da notare però che Epstein e Ghislaine si erano incontrati per la prima volta nel 1985 in un centro di Haman (appartenente ai servizi segreti israeliani), quindi in ambito militare e per azione diretta dello stesso Robert Maxwell.

Rimpatriata a Tel Aviv, la salma di Maxwell, nonostante le incresciose circostanze della sua morte, non viene occultata, al contrario, gli vengono offerti i funerali di stato. Alle sue esequie c’era tutto il gotha dell’esercito e dello spionaggio israeliano. Maxwell sarà salutato come un eroe nazionale per i servizi resi a Israele, in particolare per aver aiutato lo stato ebraico durante la guerra del ‘48, facilitando un importante passaggio di armi dalla Cecoslovacchia.

Il cuore del problema Epstein è dunque il seguente:

Viene arruolato nel Mossad da Robert Maxwell e per conto del Mossad filma per anni vari esponenti dell’élite politica mondiale mentre fanno sesso con adolescenti, registrando chissà quali altre tendenze riprovevoli dei suoi ospiti, a loro insaputa. Con quest’arma, lui e i suoi mandanti hanno concretamente il potere di influenzare la politica mondiale, inclusa quella sanitaria, un sistema che ha proporzioni già formidabili se non si trattasse che della mera punta dell’iceberg, e questo grazie ad una giustizia che ha incriminato Epstein davvero malvolentieri e soltanto perché schiacciata dal pressing esercitato dagli avvocati delle vittime.

Contemporaneamente alle gesta del quasi onnipotente Epstein, il periodo dal 2016 al 2018 vede anche l’emersione del Pizzagate, un filone pedo-criminale dove le vittime sono ancora più giovani e la cui sorte è stata forse addirittura peggiore; un sistema forte, con un ampio bacino di potenziali vittime (circa 460 mila bambini scomparsi all’anno solo negli Stati Uniti) e che ha come protagonisti John Podesta, Bill e Hillary Clinton, Barack Obama, Al Gore, Abramovic e tanti altri pezzi da novanta della governance mondiale.. Un’inchiesta tanto spinosa, che porterà solo a New York a ben 12 suicidi sospetti tra le fila della polizia, oltre che la defezione più o meno volontaria di decine di giornalisti. Scompaiono le vittime, scompaiono i responsabili e scompare chi li cerca.

A livello mediatico ciò che resta di questa sistematica scrematura del materiale criminale è una versione commestibile per il pubblico che non deve essere troppo ricca di particolari e che soprattutto possa deviare l’attenzione verso aspetti minori o irrilevanti. La stampa non può neanche sfiorare questioni quali il contesto della relazione Epstein/Maxwell, e dissimula sapientemente l’importanza della relazione Gates/Epstein.

I loro primi incontri risalgono al 2011 quando Gates gli fece visita a New York almeno 3 volte. Ma è ormai di dominio pubblico che nel 2013 Gates abbia fatto parte dell’equipaggio del Lolita express, portando a 6 il totale dei loro incontri. Secondo la versione ufficiale, i due miliardari discutono della loro attività filantropica e della possibilità di creare una fondazione insieme, progetto del quale Gates non vorrà più parlare perché successivo alla prima condanna di Epstein quale sex offender.

Da una e-mail inviata ad alcuni colleghi e trapelata al N.Y. Times, Gates dice quanto segue «a very attractive Swedish woman and her daughter dropped by and I ended up staying there quite late»

Si trattava di Eva Andersson Dubin, accompagnata dalla figlia di 15 anni.

Questo incontro avrà, come prevedibile, alcune conseguenze strategiche:

Nell’ottobre 2014 Gates dona infatti 2 milioni di dollari al MIT su invito di Jeffrey Epstein.

Nel 2015 fa una serie di famosi discorsi dove pre-annuncia le imminenti pandemie mondiali e dove sembra già conoscere l’essenza di ciò che la sua stessa controllata OMS dichiarerà pochi anni dopo.  

Notiamo anche che Epstein avrebbe fatto il suo testamento due giorni prima di morire.

Nelle sue volontà nomina Boris Nikolic come esecutore in caso di litigio fra gli avvocati. Nikolic è specialista di Big Pharma nel settore vaccinale e braccio destro, guarda caso, proprio di Bill Gates.

Insieme a Bill Gates, Nikolic è azionario di Moderna e sviluppatore della tecnologia dei microchip sottocutanei protetta dal famoso brevetto della criptomoneta 060606.

Nella genesi dei laboratori Moderna ci sono quindi Epstein, Nikolic e Gates.

Tutte le Big Pharma hanno come principali capitalisti le ormai onnipresenti società di investimento (shareholders in inglese), che sono una sorta di macro proprietario: si tratta essenzialmente di Vanguard, Blackrock e State Street le quali movimentano una massa di 18 trilioni di dollari, più o meno corrispondente all’intero PIL di tutta l’Unione Europea. Blackrock è azionaria nelle 30 più grandi imprese mondiali, si trova essenzialmente nella condizione di potersi fare concorrenza da sola.

Epstein aveva la casa più cara di New York e numerose altre proprietà immobiliari tra cui un immenso ranch nel New Mexico.

Era dedito al riciclaggio di denaro sporco, alle frodi fiscali, sotto protezione della CIA, per la quale incontrava trafficanti di armi e spie, mentre la sua amica Ghislaine adescava adolescenti per lui e per i suoi clienti, ignari che tutte le sue residenze fossero tappezzate da telecamere. Ragazzine selezionate fra le più affidabili e discrete schiave sessuali, soprattutto fra le più fragili perché provenienti da storie familiari e sociali disperate, aspetto molto utile in caso di un eventuale eliminazione.

Anche Bill Clinton ha volato sul Lolita express, incontrando Epstein varie volte, sia in sede ufficiale che privata. Addirittura il principe Andrew, coinvolto anche lui per aver abusato di una ragazzina, viene definito come l’asso nella manica di Epstein, un pezzo grosso molto facile da ricattare perché particolarmente grossolano nella sua perversione e altrettanto maldestro nella sua difesa.

Proviamo ad osservare il quadro della vicenda su 3 livelli:

Livello 1 – c’è un miliardario perverso che violenta e fa prostituire ragazze minorenni.

Livello 2 – c’è l’operazione pilotata dal Mossad, con rapporti sessuali filmati e conservati a fini di ricatto (blackmail)

Livello 3 – ci si può chiedere chi finanziava Epstein a parte il Mossad? C’è probabilmente il cosiddetto Mega Group – rappresentato dal miliardario Leslie Vexner (victoria’s secret, abercrombie and fitch) – facente capo alla famiglia Rothschild. Trattasi di un gruppo ultra segreto di miliardari dotato di un potere finanziario sufficiente a finanziare e controllare gli stessi servizi segreti.

Nel contesto del grande reset deciso a Davos e dalla cabala mondiale, al di sopra di un abisso economico, si ergono le banche troppo grandi per fallire. Epstein, con le sue lolite pronte all’uso, tira le redini di questo circuito di corruzione che va da Harvard alla Silicon Valley, passando per il MIT e l’OMS. Epstein ha partecipato alla Trilaterale e all’amministrazione del consiglio di Davos, solo la sua scomparsa fisica ha fermato una carriera che poteva portarlo, chi lo sa, fino a una grande carica governativa.

La sua Ghislaine è ancora viva, sorvegliata in carcere 24 ore su 24 e difesa anche lei da un avvocato ebreo, il talentuoso e funambolico David Markus. Ebreo è pure l’avvocato che ha difeso Jean Luc Brunel, rappresentante del settore francese dell’industria pedofila di alta gamma poichè agente di top models.

Dal 2001 Epstein trascorre sempre più tempo in Francia. Nel 2019 era talmente esposto a Parigi che nel jet-set lo conoscevano tutti e la sua influenza non mancherà di farsi sentire, visto che il governo francese è tra i più israelo-diretti al mondo.

A mo’ di esempio, contro Montagnier e contro Raoult che hanno provato a ridimensionare lo spauracchio pandemico, si sono scagliati una serie di personaggi appartenenti alla stessa comunità, come Laurent Alexandre – urologo belga affiliato all’eugenista israeliano Yuval Noah Harari, esponente questi dell’estrema destra sionista.

C’è Macron, a servizio dei Rotschild, lui stesso vittima di pedofilia da parte dell’attuale moglie, personaggio lanciato dal sionista Attali, al pari esuberante e misterioso, tanto che non esistono foto precedenti all’incontro con la maestra Brigitta, avvenuta fra i banchi di scuola nel ‘92.

Dalla politica alla stampa passando per la medicina tutti i personaggi cardine della strategia covid in Francia appartengono al popolo autoeletto, citiamone alcuni:

  • Jacques Attali,
  • Agnès Buzyn,
  • Yves Levy,
  • Alain Bauer,
  • Jérome Salomon,
  • Gilbert Deray,
  • Jérome Guedj,
  • Martin Hirsch,
  • Laurence Tubiana, ,
  • Robert Sebbag,
  • Michel Cymes,

Tutto porta a credere che la rete pedofila tra Epstein e Brunel aveva in Francia una diramazione importante sia nel reclutamento delle vittime di abusi quanto nel sistema di ricatti che i servizi segreti continuavano a tessere sotto l’epopea sessuale dei suoi protagonisti. Epstein non aveva solo un appartamento a Parigi, aveva quasi le chiavi della città, aveva il controllo o la collaborazione di una parte importante del gotha politico francese. Pensate a Macron davanti alle ceneri di Notre Dame de Paris, il più grande centro energetico della cristianità del paese, sorridere mentre promette di ricostruirla e avrete un’idea del funzionamento globale della dottrina di Davos, bombardare tutto per installare una nuova pax israeliana sul deserto dei diritti umani.

In conclusione:

La sedicente pandemia di covid non è solo falsa a livello fenomenologico ma strettamente legata a dinamiche che precedono di gran lunga la sua insorgenza. Si tratta di un progetto che ha base in Israele, imposto a livello mondiale da personaggi che non hanno nessun interesse verso la salute pubblica poichè il loro unico ruolo è quello di dipanare un piano prestabilito. Eugenistico e satanico. Proposto con la corruzione o imposto col ricatto. Epstein è la storia di un legame automatico tra l’importanza della partita mondialista e l’importanza delle tattiche che saranno poste in essere per portarla a risultato.

Condividete questo contributo con chiunque voglia saperne di più su Gates e Epstein, questi due brillanti artefici della palla covid e “amici per le palle” nel sottoscala della sanità mondiale.

Coronavirus, uno scherzo globale

Perchè la pandemia covid-19 non esiste nella realtà fisica ma solo nella mente.

Prendere in ostaggio intere nazioni col pretesto di una falsa pandemia e proporre di combatterla attraverso false cure (spesso letali), vaccini che non funzionano e arresti domiciliari. Ci potevano riuscire solo preparando il terreno.

terreno biologico umano – intossicato da alimentazione, cosmesi, inquinamento atmosferico (nanopolveri, nanofibre, ecc), onde elettromagnetiche, additivi chimici, vaccini, farmaci vari.

terreno spirituale umano – intossicato da propaganda (ipnosi di massa), burocrazia, urbanismo, disuguaglianze sociali.

Il virus è niente, il terreno è tutto.

In questo terreno intossicato, sfibrato dal costante consumo energetico, sfinito dalle continue aggressioni esterne, è stato facile istallare il virus della paura per costringere tutti alla resa volontaria. Spingere il cittadino TELEguidato a consegnarsi volontariamente alle cure dello stato, ad inchinarsi davanti a bigpharma e alla big finance, era meglio che insistere con la solita propaganda mainstream sulla vaccinazione per le malattie esantematiche, pratica antiscientifica ormai soggetta ad una mole importantissima di danni collaterali documentati.

Hanno invece circondato, assillato e ossessionato le persone con una minaccia misteriosa e implacabile per spingerle ad accettare l’inaccettabile: la privazione delle libertà fondamentali e la diffusione di cure dannose o inutili.

La prima storica battaglia contro un virus combattuta a suon di restiamoacasa, una riforma del verbo governativo ben preparata dalla massoneria e ben accettata dalla chiesa, consentendo la formazione di un organo di potere a due teste, una nello spirituale oscurantista e l’altra nel concreto dei traffici finanziari. Un mostro che vuole che gli si porgano le chiavi di casa, perchè non ama fare infrazione. Un aguzzino che predilige l’umiliazione della preda sociale, quindi già sapendo di vincere facile, la sottomissione della vittima non gli basta mai.

In questo terreno umano intossicato, avvilito dalle tossine e dominato dalla menzogna, la patogenesi sociale conosce nuovi ed inaspettati sviluppi che sembrano orientarsi a lungo termine.. Il fenomeno Covid pero’ non ha portato nessun patogeno serio a livello biologico, tutto si è svolto su un piano psicologico. Alla fine sarà pero’ l’elemento psico-patogeno ad innescare la reazione biologica, per chiudere efficacemente il cerchio del controllore forte sul controllato debole.

Si tratta di un esperimento sociale su scala mondiale che ricorda curiosamente le dinamiche del rapporto Monarch e MkUltra con le vittime di controllo mentale, un sistema di istallazione di coscienza e sostituzione della personalità, sotto tutela di un handler e di una rete di complici che partecipano al gioco. Non è escluso infatti che si tratti solo di un gioco, o di uno scherzo.

Come funziona.

Il virus che hanno chiamato sars-cov2 non è mai stato isolato e purificato in laboratorio, se mai esistesse, trattandosi di un coronavirus, è innocuo per la persona sana e pericoloso per i malati cronici come lo sarebbe un normale coronavirus, cioè come un qualsiasi virus del raffreddore.

La reazione patogena dipende ancora una volta dal terreno. Come detto, i media preparano il terreno umano da molto lontano, affliggendo la popolazione con paure di ogni tipo, come la minaccia terroristica, la minaccia fascista, neonazista e Russa, l’antisemitismo, il climate change, poi le malattie (un’infinità), la crisi economiche e tutta una varietà di altri imput ansiogeni.

Un tentativo di falsa pandemia, con vaccinazione obbligatoria annessa, era già fallito nonostante lo sforzo dell’OMS per promuovere l’allarme. Tutto rigorosamente senza numeri.

In mancanza di energie spirituali positive, qualsiasi stato di malattia degenerativa si aggrava, con o senza virus, con o senza batteri.

Nel 2019 la situazione socioeconomica era favorevole al lancio di un grande spettacolo di distrazione di massa, la propaganda mainstream procedeva a vele spiegate, la censura perfezionava i suoi algoritmi contro gli informatori onesti, era il momento giusto, era il momento della grande pandemia campata per aria, necessaria per dare nuova energia al potere moribondo e nuova legittimità alle cure forzate che il mercato aveva urgenza di imporre.

Interessi contingenti

La Cina voleva stroncare la rivoltosa Hong Kong e applicare le più severe misure di ingegneria sociale sulla troppo progressista Wuhan. Il pretesto pandemia conveniva al suo governo, come conveniva a molti altri governi dominati dalle industrie farmaceutiche per imporre le vaccinazioni e rafforzare politici alla canna del gas nei consensi, come ad esempio quelli italiani e francesi. Una bella boccata d’aria fresca per loro, una punizione per chi li ha messi in discussione.

Diverso è il quadro statunitense dove Donald Trump non crede né nella pandemia, né nel lockdown, ma deve sottomettersi al deep state rappresentato dall’agenzia israelo-diretta OMS (interamente finanziata dalle multinazionali) e dal clan Clinton, Soros, Gates e Fauci, cercando di contrastarla per quanto può (senza rischiare la pelle) attraverso la sua rete Fox News. Il canale infatti è costretto a validare la frode pandemica ma cerca di proporre una risoluzione rapida del lockdown. Trump ha ambizioni di sviluppo economico ma ha dovuto abbandonarle momentaneamente, accettando di stringere il laccio della quarantena sul collo delle imprese e della società civile.

Laddove la presenza politica delle multinazionali del farmaco è forte e storicamente radicata, la sceneggiatura Covid-19 ha potuto imporsi come una verità scientifica incontestabile perchè mancava un contropotere mediatico che potesse smentirla sul nascere, cioè quando appariva chiaro che l’emergenza pandemica altro non era che una normale influenza con sintomatologia e mortalità pari all’influenza stagionale, una condizione che se trattata bene si gestiva facilmente e se trattata male causava morte e aggravamento di condizioni preesistenti.

Ma lasciamo da parte le patologie pregresse dei pazienti affetti anche da influenza, perchè la propaganda doveva avere effetto patogeno sulla persona sana, sono infatti soprattutto i sani e non la minoranza di malati ad aver accettato il virus mentale, ad averlo diffuso e avverato come un pericolo vitale nonostante la sua banale realtà di partenza. L’eccellenza di questa frode sta proprio nell’aver interessato i sani, che con senso di responsabilità si sono trovati a mandare gli anziani a morte, i figli al lavaggio del cervello e gli amici nell’oblio dell’assenza. Dinamiche sociali innate messe in crisi da un decennio di falsità sui temi medico-scientifici trovano ora la pietra tombale del lockdown e del distanziamento fisico/sociale, per un virus presentato come nuovo e sconosciuto agli esperti..

Il virus non è sconosciuto, è un coronavirus, si comporta come un coronavirus (virus del raffreddore), né più, né meno. Cio che cambia è il resoconto dei suoi effetti sulla popolazione. Per far passare il covid-19 come causa di sintomi gravi, hanno dovuto associare un’enorme varietà di sintomi al covid-19, cosi’ tanti sintomi che ci si chiede come faccia un solo virus ad innescare tutte le malattie.

Dirà il lobotomizzato televisivo: “ma questo è più forte, è stato trasmesso dal pipistrello all’uomo e il contagio è partito dal mercato del pesce di Wuhan!”

Questo è un assunto troppo ridicolo per essere preso in considerazione, da lasciare a chi è affetto da semplificazione-compulsiva.

Direbbero invece tante persone più informate: è stato creato in laboratorio!

La cosa però è ininfluente e il dibattito su questo punto è, a nostro parere, un diversivo.

La storia della creazione in laboratorio ha pochissima importanza, perchè è chiaro che nonostante l’eventuale manipolazione ingegneristica il virus non è più virulento degli altri coronavirus, non ha più potere infettivo, non ha più capacità di diffondersi rispetto a nessun altro virus. Tutta la storia della fuga di virus dal laboratorio di Wuhan potrebbe essere un fake, geniale ma pur sempre irrilevante dal punto di vista pratico, tanto più che un virus muta continuamente e si disintegrerebbe ancora più velocemente se fosse stato manipolato.

Un altro diversivo pacchiano è la feroce critica a sedicenti esperti che ad inizio emergenza hanno prima minimizzato il pericolo e poi cambiato versione diventando allarmisti. Tutto ciò serve per far polemica e ad occupare lo spazio mediatico ma in realtà questi personaggi avevano ragione all’inizio e hanno dovuto adattare la semplice logica di partenza alla complicata menzogna dominante, seguendo interessi personali, ordini o direttive OMS, pressioni lobbystiche e governative. Quindi insultarli perchè dicevano la verità prima non ha senso, dovrebbero essere invece severamente puniti per aver mentito poi.

Ci sono tanti diversivi , tra cui il fatto che la Cina avrebbe minimizzato i contagi, che le strutture sanitarie abbiano fatto pochi test e tardi, che le mascherine siano arrivate in ritardo e non per tutti, eccetera, eccetera.

Sono quisquilie per allontanare la massa dalla vera questione centrale: perchè usare l’influenza stagionale per bloccare tutti in casa e distruggere l’economia reale?

Perchè chiamare covid-19 uno qualsiasi dei coronavirus?

Non abbiamo le competenze per dire se un virus può realmente trasmettersi da una persona ad un altra, alcuni esperti affermano il contrario, di sicuro però un’idea può facilmente trasmettersi da una persona all’altra e diventare pandemica. Se ci si dà i mezzi di renderla tale.

Basta la propaganda.

Ipnosi di massa via televisione, ridondanza giornalistica, ripetizione martellante, onnipresenza dell’idea, drammatizzazione e normalizzazione dell’assurdo. Serve forzare il passaggio dallo stato fenomenico allo stato di memoria collettiva, da quello individuale all’esperienza mediatica condivisa, serve la distruzione di certezze acquisite da decenni sull’influenza stagionale, serve sostituire l’idea frutto dell’esperienza con l’idea frutto dell’ingegno governativo dominante.

E da sottolineare il fatto che la televisione non ha solo potere persuasivo, ha anche la facoltà di modificare le sinapsi agendo sulla materia cerebrale, lo fa con le gamme di colore, i tagli di inquadratura, i suoni a determinate frequenze, i messaggi subliminali, l’emotività pilotata dei suoi figuranti e l’autorità che il media riesce ad imporre per il semplice fatto di essere distribuito a livello globale e in modo continuo. Da alcuni decenni a questa parte stiamo infatti costatando gli effetti di ciò che si potrebbe definire una “necrosi mentale tele-indotta”.

La televisione ha quindi il potere di cambiare il terreno biologico oltre che intellettuale, costituendo uno strumento indispensabile di controllo e paralisi intellettuale.

Lobbying e spostamenti finanziari.

Il dominio delle multinazionali su gran parte dei governi mondiali è una certezza, non è certo un vago sospetto giornalistico o complottistico. Le case farmaceutiche spostano tale quantità di denaro da poter decidere su vita o morte di singoli o interi gruppi di media mainstream, influenzano le politiche governative e finanziano le università che si prestano alla diffusione di teorie funzionali all’industria, sebbene queste siano quasi sempre anti-scientifiche.

Il rubinetto pubblicitario costituisce, per la maggior parte di queste imprese di info-entertainement, la più importante se non l’unica solida fonte di finanziamento. E poi quando la minaccia economica non dovesse bastare ad indirizzare la propaganda, ci sono altri metodi più drastici, come le pressioni sui board attraverso corruzione e minacce a singoli individui in posizioni chiave. Insomma, ogni multinazionale che si rispetti ha la possibilità di imporre decisioni politiche anche attraverso le armi o la minaccia delle armi, spesso servendosi della polizia corrotta per reprimere la popolazione.

Abbiamo detto e ribadito che l’informazione sotto forma di propaganda quotidiana ha un effetto patogeno altrettanto forte sul terreno mentale che sul terreno fisico, e fa danni irreparabili sulla biologia del cervello impedendogli di funzionare in armonia con tutti gli altri organi.

L’informazione intox va quindi ad alimentare l’intossicazione pregressa del ricevente su entrambi i piani. Si tratta di informazione tossica, diffusa in quantità tossica, su un terreno umano già intossicato.

Veniamo alla strategia adottata per imporre l’idea pandemica anche agli individui di medio o alto livello culturale.

Ecco il quadretto che ci sembra emergere:

  1. a porte chiuse, all’interno di circoli esclusivi, si è deciso il periodo pandemico e le misure di risposta
  2. modalità di trattamento e tempistica vengono trasmesse ai governi
  3. comitati scientifici diretti da interessi industriali vengono piazzati a controllo delle operazioni per assicurare una copertura tecnica ed extra-politica
  4. l’OMS fornisce una base di autorità extra-nazionale che i governi si affrettano a validare senza alcuna verifica
  5. le situazioni ospedaliere vengono falsificate da primari corrotti che creano statistiche fasulle sotto esplicita richiesta di politici manovrati delle lobbies
  6. le statistiche fasulle non riescono da sole a subissare i numeri delle annate precedenti quindi se ne cambia l’interpretazione attraverso l’equivoco della mortalità da virus, attribuendo tutto al covid.
  7. commedianti politici annunciano le misure di ingegneria sociale sotto forma di reazione ad un’emergenza inesistente o provocata.
  8. le misure più restrittive sono annunciate progressivamente per evitare ribellioni e proteste (tecnica della rana bollita)
  9. si finge quindi un ritardo nelle misure per rafforzare le limitazioni delle libertà sotto pretesto di urgenza
  10. si comincia a fare cassa con le sanzioni e si prepara il terreno per nuove varietà di sanzioni
  11. si paralizza la reazione popolare aumentando la pressione poliziaria e dando carta bianca alle forze dell’ordine per agire fuori dalle norme costituzionali
  12. uomini chiave delle multinazionali vengono posti a supervisionare le operazioni nazionali
  13. si scelgono i settori da colpire più duramente per indebolire il tessuto sociale e ridurre le difese ragionate, si istalla il panico economico
  14. si millantano alleggerimenti del protocollo e azioni di sostegno alle imprese che in mancanza di moneta nazionale non verranno però erogate a sufficenza
  15. si raccolgono i frutti del caos per stringere sull’obbligo vaccinale
  16. si apre il rubinetto delle spese sanitarie, interamente a favore di produttori e settori annessi all’industria del farmaco e dei dispositivi medico-ospedalieri (appalti per mascherine, respiratori, farmaci e logistica)
  17. si scoraggia l’uso di rimedi naturali tacciandoli di confondere e fuorviare la popolazione o metterla in pericolo di vita.
  18. Si demonizzano o si proibiscono i farmaci a basso costo.

Ogni tappa di questo processo viene scientificamente monitorata attraverso il Big Data, come grazie allo studio del Big Data si è stabilito che una determinata popolazione era pronta a ingurgitare il boccone avvelenato senza opporsi e senza fare domande, che vengono giudicate illegittime perchè rallenterebbero la risposta d’urgenza.

Torniamo allora al concetto di terreno proponendo una distinzione per categoria e di trattamento applicato:

  • terreno individuale biologico –> intossicazione indotta da fattori esterni.
  • terreno individuale spirituale –> intossicazione indotta attraverso ridondanza del messaggio ansiogeno e penetrazione ipnotica: effetto nocebo.
  • terreno collettivo del consenso –> intossicazione indotta da false informazioni fabbricate da false autorità tecniche, validate da autorità politiche e diffuse da media asserviti al potere.
  • terreno socio-economico –> “chemioterapia” economica generalizzata su piccole, medie e grandi imprese per favorire lo sviluppo delle grandissime società, quelle che possono ammortizzare lo shock finanziario, scaricare tutti gli inconvenienti sulla manovalanza e ripartire più forti di prima.

L’intossicazione è quindi un pre-fattore che assicura la riuscita del piano governativo, ma non solo, l’intossicazione deve perdurare, aggravata, anche durante il periodo di isolamento.

Bios

  • Se non puoi uscire a piacimento prenderai meno sole, la sintesi delle vitamine, il recupero energetico e l’alimentazione della ghiandola pineale sono compromessi o limitati.

Psiche

  • Se non puoi uscire a piacimento ti sentirai deresponsabilizzato nella gestione di te stesso e della tua famiglia, la limitazione della libertà personale e l’umiliazione che ne consegue aumenta l’effetto deprimente. Infantilizzazione della popolazione adulta.

Bios

  • Attraverso la mascherina si provoca una più o meno grave ipossia, una riduzione del volume respiratorio, e l’auto-intossicazione da tossine e micro-particelle che normalmente sarebbero espulse lontano da naso e bocca.

Psiche

  • fare in modo che la gente si allontani dalla scoperta dell’inganno immergendola in un’infinità di false problematiche annesse e marginali.

Bios

  • separare gli anziani dal resto della popolazione per poter somministrare più farmaci ed usarli come cavie. Separare i bambini tra loro per impedirgli di accellerare la mutazione e la scomparsa dei virus di cui sono portatori.

Psiche

  • impedire agli anziani di ricevere energia spirituale dai bambini, impedire ai bambini di fare una netta distinzione tra vita sociale e vita virtuale. Separare l’individuo sociale dal proprio prossimo e avvicinarlo agli schermi.

In conclusione, lapidariamente espressa, nessuna delle misure adottate dai governi serve a proteggere la popolazione da una minaccia concreta, la minaccia vera è rappresentata dai governi e da chi li governa.

La paura del virus è uno stato indotto di dipendenza dalla parola governativa, una parola che storicamente non ha mai portato verità e che non ha interesse a farlo perchè ne va della sua esistenza.

Chiunque contribuisca, in modo colposo o doloso, alla diffusione della frode covid-19 è da considerarsi un nemico dell’umanità tutta intera, un agente pericoloso da isolare laddove non sia possibile istruirlo, perchè soggetto al contagio della menzogna e contagioso per gli altri.

Il cittadino tele-manipolato puo mettere a repentaglio non solo la salute ma la libertà di tutti, anche agendo in buonafede, perchè serve senza saperlo un sistema di potere che è composto da persone malate di potere e adatto solo a vivere DI MALATTIA diffusa.

Ribellarsi a tutte le misure imposte dai governi sulla base di una frode internazionale così volgare è un dovere di estrema urgenza, perchè il fenomeno coronavirus 2020 non sarà solo un mezzo di vaccinazione obbligatoria, ma è una tappa di un esperimento sociale di più larga scala che prefigura risultati catastrofici sulle libertà fondamentali. Abituarsi alla nuova normalità vuol dire infatti rinunciare definitivamente alla libertà di preferire la vecchia.

Per restare aggiornati su questa ed altre frodi governative, seguite il nostro canale Telegram.

Israele disinnesca l’UNESCO

La nuova direttrice generale dell’UNESCO è una militante attiva della rete pro-israeliana.

Era data per sconfitta ma ce l’ha fatta, Audrey Azoulay, già ministro della cultura francese è stata recentemente eletta con 30 voti a spese del superfavorito canditato del Qatar Hamad Al-Kawari, che con 28 voti vede sfumare l’occasione di diventare il primo direttore arabo dal 1946.

Per combinazione, l’arrivo della Azoulay coindide con il ritiro di USA e Israele dal gruppo degli stati membri.

Come previsto, era più semplice per Israele disinnescarne il potere mediatico dall’interno piuttosto che allontanarsi e lasciare il campo libero, era necessario infiltrare l’UNESCO per impedirgli di esprimersi in modo troppo deflagrante su questioni strategiche per Israele.

Alcuni fatti:

Il padre André è stretto collaboratore della rete israeliana e lavora come consigliere affaristico tra Israele e il Marocco presso il re Hassan II.

Nel 2015 Audrey Azoulay pertecipa ad un meeting pro israeliano tenuto da Benjamin Netanyahu nella grande sinagoga di Parigi. Sono presenti François Hollande e l’allora primo ministro Manuel Valls.

Nel 2016 Azoulay impone a France Télévision l’acquisto di un film sponsorizzato da una famosa lobby pro-israeliana, il CRIF.

Nel 2016 Azoulay difende la messa in onda di un film osceno prodotto dall’ultrasionista Seth Rogen.

Sausage Party proponeva subdolamente la visione israeliana della questione mediorientale ed era sotto bersaglio delle associazioni cattoliche per l’estrema volgarità con cui mischiava violenza, sesso, religione e politica. L’avvocatura del ministro Azoulay interviene per abbassare il limite di età e permettere una più completa diffusione del film.

Nel 2016 Audrey Azoulay accompagnata da suo padre assiste in sinagoga alla premiazione di un documentario largamente sponsorizzato dalla stampa filo israeliana che denuncia il jihadismo, il complottismo e l’antisemitismo dei giovani di banlieue. Il documentario è prodotto da un gruppo ebraico liberale vicino alla lobby ultrasionista American Jewish Commettee.

Il quadretto che ci sembra emergere è il seguente:

  • Israele e gli USA non vogliono che l’UNESCO sia un forte opinion maker internazionale perchè non tollerano la minima ingerenza mediatica, la cancellazione delle istanze Palestinesi deve procedere senza intoppi.
  • L’UNESCO pur con l’infiltrazione Israeliana riusciva a passare mozioni che denunciavano la colonizzazione e riconoscevano la Palestina.
  • Israele esce quindi teatralmente dall’UNESCO mentre ha già programmato di assumerne la direzione tramite un’infiltrata, Audrey Azoulay, nuova utile pedina di una scacchiera che la comunità internazionale continua ad ignorare e che i media fanno di tutto per nascondere.

Fonte: Panamza

Emmanuel Macron: l’uomo senza arte né partito

Vi siete chiesti come fa un giovane arrivista a vincere le elezioni presidenziali senza dietro un partito e senza una fortuna personale sufficiente a gestire la campagna elettorale?

Per capirlo, invece di parlare del signor nessuno Macron vi invitiamo a fare la conoscenza di Patrick Drahi, patron dell’impero mediatico che ha costruito il candidato Macron dalla testa ai piedi.

Altice è la casa madre del suo impero, creata nel 2001, presente in Francia e all’estero, attiva nei settori di comunicazione, TV via cavo, fibra ottica, internet e telefonia mobile.

Secondo Forbes Drahi è la 57° fortuna mondiale, la 3° francese per un fatturato di 25 miliardi di euro, il suo debito si eleva però a 50 miliardi di euro, debito che ha contratto con alcune banche d’affari, quali BNP, Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, ecc.

Lui è franco-israeliano, nato in Marocco da genitori entrambi professori di matematica trasferitisi a Montpellier. Nel 90 sposa Lina, una Siriana ortodossa a cui chiede di sposarlo poche ore dopo averla conosciuta.. 

Da Lina avrà 4 figli che oggi seguono i più alti studi tra Bristol, Tel Aviv e Ginevra, dove la coppia risiede. Sebbene poco religioso, dopo il matrimonio civile, sceglie di risposarsi in sinagoga, finanzia associazioni israeliane, fondazioni ebraiche e partecipa con i figli alle cerimonie comunitarie.

Le sue costosissime proprietà in Svizzera sono concentrate tra Ginevra e Zermatt dove continua a comprare immobili e strutture.

Nel 2009 ottiene la nazionalità israeliana scegliendo di abbandonare quella francese, nel 2015 è la prima fortuna economica del paese, un personaggio importante, tanto da essere ricevuto più volte da Shimon Peres, e i suoi investimenti sono in continuo aumento. Drahi pratica con generosità un sionismo attivo, ovvero a suon di affari e propaganda, senza però dichiarare troppo apertamente la sua fede per evitare di urtare la sensibilità di eventuali partners d’affari arabi.

Patrick Drahi incontra il ministro israeliano per le comunicazioni 12/04/2011

Come politecnico ha lavorato prima per Philips, poi Kinnevik e France Telecom. Si interessa particolarmente alle trasmissioni via cavo e fibra ottica, cominciando a comprare piccole reti provinciali attraverso un metodo chiamato LBO, acronimo inglese di Laveraged Buy-Out, che consiste nel comprare aziende dal valore molto superiore alle proprie capacità economiche attraverso ingenti prestiti dalle banche, per poi mettere in atto una strategia di riduzione dei costi e servendosi dell’azienda per ripagare le banche, diminuendo quindi i salari, aumentando le ore di lavoro, tagliando il personale, facendola quotare in borsa, o rivendendola in forma più snella in seguito.

Tra il 94 e il 95 crea due operatori di rete via cavo, nel 2000 si allea con NRJ e Wendel per formare Fortel, nel 2001 nasce il gruppo d’investimento Altice che un anno dopo controlla già la quasi totalità della rete cablata in Francia. Nel 2007 cede Noos a favore di Numericable, comincia a comprare all’estero, acquisisce negli Stati Uniti, in Portogallo, in Belgio, nel Lussemburgo, nelle Antille, nella Repubblica Dominicana e in Israele, dove scala Hot, il più importante operatore via cavo, con un piano che prevedeva 2800 licenziamenti e l’introduzione di esternalizzazioni e subappalti. Compra quindi un grande appartamento a Tel Aviv, situato nella torre Rothschild. Non a caso Drahi incontrerà proprio i Rothschild che si mostrano interessati alla Fondazione Drahi, creata per fare e ricevere donazioni in Israele e in Francia, soprattutto per progetti destinati alla comunità ebraica, o donazioni strategiche come i 7 milioni di euro offerti alla Scuola Politecnica di Francia.

Nel 2013 entra in borsa e qualche mese dopo compra la compagnia telefonica SFR, diventando il secondo maggior gruppo di telecomunicazioni in Francia. Macron allora ministro dell’economia dà il via libera all’operazione a detrimento del concorrente Bouygues telecom, il gruppo Vivendi, sottoposto ad una meticolosa attività di lobbying e spionaggio, cede quindi  SFR a Drahi per 13 miliardi di euro.

Tra il 2014 e il 2015 continuano gli acquisti con Virgin Mobile, Portugal Telecom e negli USA Cablevision, nel 2016 ristruttura SFR creando due assi: SFR Media e SFR Telecoms.

Patrick Drahi è un vero appassionato di paradisi fiscali, la sede legale di Altice è infatti in Lussemburgo, il gruppo è quotato alla borsa di Amsterdam dal 2014, la sua holding personale (Next Limited Partnership) è registrata nell’isola britannica di Guernesey, ha conti in una miriade di altre sedi off shore e vive in Svizzera da 12 anni, da dove gestisce una varietà di piccole holding.

Il suo gruppo Altice che conta 55.000 dipendenti ha intanto comprato alcune testate giornalistiche quali l’Express (valore stimato di circa 25 milioni), BFMTV, RMC, L’expansion, Studio Cine Live, Liberation (nel 2014 in comproprietà con Marc Laufer), salvandola dal fallimento con 14 milioni di euro e trasferendo i locali nella sede dell’Express per ridurre i costi.

Acquisisce alcune riviste professionali quali NewsCo, L’étudiant, Point Banque, Pianiste, Lire:, Mieux vivre votre argent, l’Entreprise, Maison Française, Classica; oltre ad alcuni canali sportivi. Continua ad acquistare reti di fibra ottica, tutto finanziato dalle banche, insomma si direbbe che più i suoi debiti aumentano e più le banche hanno voglia di fargli credito.

In israele ha già il monopolio della rete via cavo e la sua televisione israeliana I24 news sbarca subito anche in Francia, distinguendosi per una linea editoriale marcatamente atlantista e sionista e tenuta da Drahi nonostante gli utili restino in perdita, allo scopo di “portare il punto di vista d’israele in tutto il mondo”.

Le banche adorano Drahi perchè grazie a lui possono diversificare i propri investimenti in tutte le aziende più strategiche, controllarle attraverso una costante attività di “consiglio”, in particolare sulla riduzione dei costi, sul monopolio e sulla rendita, al fine di trasformare le società appena acquistate in macchine da cash.

Risultato: SFR taglia prima 1000 posti e un terzo degli effettivi a Liberation e all’Express (che aveva accumulato un passivo di 90 milioni), poi a SFR scatta la forbice per altri 5.000 posti. Intanto gli abbonati scappano a gambe levate verso altri operatori, ma Drahi non sembra sensibile all’allarmismo dei lavoratori e dei sindacati, e si serve di SFR-Numericable per comprare l’intero settore stampa di Altice per 240 milioni, facendo quindi un accordo commerciale con sè stesso, perchè entrambe le società gli appartenevano.

Arnaud Montebourg, ex ministro dell’economia del governo Hollande suggeriva che Drahi “doveva fare il conti col fisco”, per tutta risposta Drahi disse che aveva già investito 3 miliardi di euro in Francia… passando candidamente la spugna sui paradisi fiscali e facendo valere quelle che chiama “normali agevolazioni permesse dal sistema fiscale”.

organigramma dell’impero Drahi

Ciò che pare evidente agli osservatori economici, anche delle testate definite mainstream, è che Drahi usa le aziende per fornire soldi freschi alle banche, che il suo conflitto d’interessi ha proporzioni crescenti, essendo allo stesso tempo affarista, evasore fiscale e proprietario dei media che dovrebbero informare sulla scena economica in cui opera.

L’influenza politica è quindi prioritaria per Drahi, indispensabile per riuscire a sbloccare le serrature del controllo governativo sui suoi affari e consolidare una cerchia di partners limitata e cooperante. Non è casuale che a controllare tutti i media francesi ci sia attualmente una scarsa decina di persone.

Alcuni personaggi di spicco dell’impero Drahi:

Michel Combes (già dirigente della Alcatel) è a capo del gruppo SFR-Numericable e dirige il settore media di Altice;

Bruno Ledoux, ex proprietario di Liberation insieme a Drahi passa alla direzione acquisti della sezione stampa di SFR;

Bernard Mourad, ex banchiere della Morgan Stanley passa alla vice presidenza di SFR e allo sviluppo di Altice Media. Mourad sarà consigliere di Emmanuel Macron durante tutta la campagna presidenziale;

Alain Weill migra dalla società che ha fondato Netxradiotv alla direzione di SFR media;

Marc Laufer co-dirige il settore stampa di SFR presse;

Vediamo ora più precisamente come Drahi ha ottenuto SFR grazie a Macron.

All’inizio del 2014 Emmanuel Macron era già segretario generale aggiunto all’eliseo, a presentarlo a Hollande fu il guru del mondialismo d’affari e teorico del giudaismo internazionale Jacques Attali. 

“Gerusalemme sarebbe la capitale ideale del nuovo governo mondiale” Jacques Attali.

Nell’agosto 2014 Macron è ancora uno sconosciuto ma Attali dichiarava profeticamente su BFMTV (di Drahi) che “ha la stoffa del presidente”. 

Per pura coincidenza: Attali è un editorialista dell’Express (di Drahi) e Macron sarà l’ispiratore delle misure economiche di François Hollande. Tra i “tutori d’ufficio” non poteva capitargliene uno più tenace e lungimirante di Attali.

Ogni velleità di self-made-man è quindi da mettere definitivamente da parte parlando di Macron, quella che potrebbe essere sua madre (Brigitte) è la sua sposa e quello che potrebbe essere suo nonno (Jacques) è il suo padrino.

Attali e Macron

 

L’uomo giusto al momento giusto.

Quando Martin Bouygues e Patrick Drahi si disputano l’acquisizione di SFR, Emmanuel Macron gioca un ruolo decisivo, dando il via libera al passaggio della società dal gruppo Vivendi a Numericable, e aprendo la strada per un aumento del valore azionario a favore del gruppo Drahi di circa 14 miliardi. Ricordiamo che Arnaud Montebourg si era opposto a Drahi per proteggere i lavoratori SFR e perchè temeva che la fusione coprisse una mastodontica evasione fiscale. Emmanuel Macron, appena subentrato, dà invece il nulla osta.

Risultato? 5000 licenziamenti colpiscono SFR e non ci sarà rimpatrio dei capitali dal Lussemburgo alla Francia.

Per finanziare l’acquisto di SFR Drahi aveva fatto ricorso alla Morgan Stanley attraverso il banchiere d’affari Bernard Mourad che presto sarà suo diretto collaboratore prendendo la direzione di Altice Media Group, quello che diventerà SFR Presse.

Nell’ottobre del 2016 Mourad, dopo aver risolto i problemi di liquidità di Drahi, entra a far parte del team elettorale di Emmanuel Macron.

Tutta la campagna di Macron è gestita da figure che stavano già con Hollande o dietro Hollande, che non amano nessun tipo di controllo sugli affari e che sanno come trasformare un gobbo in un contorsionista, figuriamoci un candidato senza partito in presidente… Il compito di Macron è favorire la deregulation e tranquillizzare gli attori economici, per farlo più efficacemente deve accedere alle più alte cariche politiche e Drahi è pronto a tutto per aiutarlo. 

Quello messo in atto da Drahi per fargli ottenere l’elezione è un autentico bombardamento mediatico, al quale ha partecipato, neanche a dirlo, tutto l’establishment politico, ben contento di accettare lo sfascio dei due vecchi partiti di governo per salire sul carro del vincitore predestinato.

Nei media francesi il tempo di parola di Macron equivale al tempo concesso a tutti gli altri candidati del primo turno messi insieme. Macron ha ricevuto il supporto incessante di l’Express e poi di BFMTV attraverso Christophe Barbier, personaggio chiave della propaganda pro-Macron presieduta da Drahi. Si tratta di migliaia di articoli di giornale, 50 copertine di periodici, centinaia di ore di esposizione televisiva, tutto in tono rigorosamente apologetico.

Macron e consorte con Barbier

Verrà utilizzato qualsiasi canale di propaganda. Tanto che durante la campagna elettorale decine di migliaia di abbonati SFR ricevono un messaggio sulla segreteria telefonica, è la voce di Macron che li invita a votare per lui. Drahi si dichiara estraneo a questa operazione di marketing, nonostante tutti giochino allo scoperto: Drahi porta Macron e Macron porta Drahi, l’uno sarebbe rimasto piccolo senza l’altro, e l’altro sarebbe rimasto senza campagna mediatica.

Il cerchio si chiude, l’ex banchiere Rothschild spinto dall’imprenditore vicino ai Rothschild fa breccia nell’elettorato, che non vuole sentir parlare di Marine Le Pen perché è antipatica, ma festeggia l’arrivo di una presidenza che prevede già nel suo DNA: più banche, più sionismo, più europa, più euro, più immigrazione e un liberalismo ancora più selvaggio. Stà tutto scritto in modo indelebile nella rete d’interessi che ha messo Macron in sella alle presidenziali.

Il nocciolo delle presidenziali era in realtà un referendum, che cerchiamo di decriptare per voi: “vuoi tu popolo francese un percorso di cancellazione dei diritti sociali a 50 all’ora o a 100 all’ora?”
Con Macron hanno scelto la seconda opzione. Punto.
Ci sembra che Marine Le Pen non fosse pronta a governare, che avendo eliminato il padre e sputato sull’elettorato pro-musulmano non meritasse di vincere, e che probabilmente si accontenta della sua egemonia nell’opposizione. Emmanuel Macron invece è prontissimo, grazie al suo cinismo, a portare avanti l’agenda europeista fino alle sue più estreme conseguenze.
A meno di grossi stravolgimenti nelle legislative, il percorso di passione della Francia è segnato, sarà macelleria sociale.

 

Documento realizzato con traduzioni, sintesi e adattamenti di articoli della stampa nazionale.

Per approfondire:

https://francais.rt.com/france/33751-emmanuel-macron-candidat-altice-patrick-drahi
http://resistancerepublicaine.eu/2017/02/13/cest-bien-macron-qui-a-permis-le-rachat-de-sfr-par-drahi-6eme-fortune-francaise/

« Enquête Exclusive ! La fabrication du candidat Macron pantin de Drahi ?… »


https://m.lesechos.fr/0211748858427.htmhttps://francais.rt.com/france/3518-bouygues-rachat-sfr


Aspen, legami di sangue

15418585_1283632901700695_8901782456240717238_o

Cos’è Aspen?
Prima ancora bisogna chiedersi cosa fa.
Aspen si occupa di rappresentare le istanze multinazionali (americane per lo più) in tutto il mondo. Spinto da finanziamenti trasversali, influenza i governi nazionali, infiltrando la sua attività di lobbying in tutti i settori strategici, dall’economia alla cultura passando per la politica. Negli ultimi 10 anni, rari sono i ministri italiani che Aspen non abbia direttamente nominato o favorito.

Cos’è allora?

Aspen Institute è un think tank di proprietà di David Rockefeller con base a Washington D.C.
Lo statuto dichiara fra i suoi fini quello d’incoraggiare le “leadership illuminate” e di fare “promozione delle leadership”.
Aspen organizza riunioni blindate per gestire interessi multinazionali e ha legami coi servizi segreti.
Il CEO Walter Isaacson lavora per la propaganda statunitense dal 2001.
In Italia trovare un ministro senza legami con Aspen è quasi impossibile.
I direttori dei maggiori media nazionali partecipano alle riunioni e agli eventi organizzati da Aspen.
La promozione dello stato d’Israele è una costante della sua attività internazionale come pure i grandi giri d’affari legati alla strategia di guerra israelo-americana.
Gli ultimi governi imposti dalle banche: Letta, Monti, Renzi e Gentiloni sono legati ad Aspen e vi collaborano attivamente.

lista non esaustiva di personalità legate ad Aspen Italia

Giulio Tremonti – presidente
Giuliano Amato – presidente onorario
Gianni De Michelis – presidente onorario
Cesare Romiti – presidente onorario
Carlo Scognamiglio – presidente onorario
John Elkann – vicepresidente
Elena Zambon – vicepresidente
Paolo Savona – vicario
Marta Dassù – direttore Aspenia
Lucia Annunziata – direttore responsabile Aspenia
Adelia Lovati – direttore amministrativo
Angelo Maria Petroni – segretario generale
Giuseppe Cattaneo – consigliere del presidente
Beatrice Trussardi – presidente “amici di Aspen”
Lucio Stanca – tesoriere e presidente “Aspen junior fellows”
Mario Monti
Romano Prodi
Francesco Profumo
Luigi Abete
Sergio Berlinguer
Franco Frattini
Gianni Letta
Emma Marcegaglia
Paolo Mieli
Marco Tronchetti Provera
Francesco Starace
Domenico Cacopardo
Sabino Cassese
Gerhard Dambach
Jean-Paul Fitoussi
Marco Fortis
Gabriele Galateri di Genola
Richard Gardner
Donato lacovone
Giampiero Massolo
Enzo Moavero Milanesi
Mario Moretti Polegato
Lorenzo Ornaghi
Riccardo Perissich
Alberto Quadrio Curzio
Erwin Rauhe
Dario Rinero
Gianfelice Rocca
Nicoletta Spagnoli
Robert K. Steel
Giuliano Urbani
Giacomo Vaciago
Flavio Valeri
Giuseppe Vita